Pietre Naturali: Guida all’impiego

L’impiego di pietre naturali richiede una lavorazione per cambiarne l’estetica in base alle applicazioni del progetto finale.

La conoscenza della materia, dei suoi limiti e delle sue difficoltà applicative, è il fondamento necessario per un impiego corretto. La conoscenza della materia deve perciò partire dalla sua matrice: la pietra comporta l’accettazione di una verifica preliminare all’origine.

L’origine è la cava o in ogni caso il blocco grezzo. La caratteristica più entusiasmante della pietra naturale è il colore. La natura offre una gamma di combinazioni pressoché illimitata. Il disegno della venatura e le variabili cromatiche non possono mai essere giudicate in base ad un singolo campione, magari di piccole dimensioni.

La scelta della finitura della superficie è strettamente legata al risultato cromatico. La levigatura attenua il colore, la lucidatura lo esalta portandolo al massimo della sua intensità, la bocciardatura rende la superficie simile a quella del materiale grezzo, la fiammatura crea un aspetto più morbido e colore più vellutato, le lavorazioni alla punta, alla gradina, a scalpello molto raffinate (e costose in quanto realizzate a mano) possono creare elementi visivi e cromatici di contrasto o addirittura essere usate su tutte le superfici per ottenere effetti di ”rilievo”.

Le pietre vengono tolte dalla cava a mezzo di lavori a mina o la mano con scalpelli, leve, cunei, con fili elicoidali, ecc. a seconda della natura della roccia e del pregio della pietra. Dalla cava passano in opera con tre successive fasi: divisione, sbozzo, compimento.

La lastra grezza alimenta tutto il tessuto produttivo costituito in gran parte da imprese di piccole e medie dimensioni, prive di segheria, in grado di svolgere con attrezzature più leggere, tutte le fasi successive della lavorazione ad alto contenuto di specializzazione.

La divisione si fa o con la spaccatura, che consiste nel praticare dei fori in linea distanti circa 10 cm fra loro e batterli con cunei, o con la segatura a mezzo ,di seghe a filo elicoidale.

La sbozzatura si fa con punte e scalpelli, il compimento con la sabbia fine, la gradina, la martellina a cui segue la rotatura, la levigazione, la lucidatura. Perciò si usano le sabbie o punte, attrezzi a punta più o meno acuminata, gli scalpelli con l’estremo a tagliente diritto.

Scalpelli particolari sono il calcagnolo o dente di cane con il tagliente diviso da una intaccatura, la gradina con diverse intaccature, la sgorbia a tagliente semicircolare. Si batte sugli scalpelli e sulle punte con la mazzetta con manico piuttosto corto e con la mazza più pesante a manico lungo.

Martelli speciali sono la martellina a tagliente all’estremità, la martellina a penna, ossia con dentelli che possono essere anche 32.

La bocciarda è un altro martello con le bocche terminali a punta di diamante (da 9 a 64 per bocca), se fatta con lame sovrapposte prende il nome di martellina americana. Inoltre si usano cunei, trapani, lime, raschi, raschietti. In particolare per ottenere pietre levigate o lucidate (marmi) si esegue la arrotatura, la levigatura e la lucidatura.

La arrotatura si pratica sfregando la superficie delle pietre con pezzi di arenaria silicea, dette rote od orsi i quali hanno una grana sempre più minuta. Le sabbie quarzose interposte tra pietra e rota favoriscono la lavorazione.

La levigatura o pomiciatura si ottiene dopo la prima arrotatura procedendo con rote di maiolica cotta (mole) e mantenendo cosparsa la pietra di arenaria finissima ed acqua.

La lucidatura si esegue prima con uno strofinatore di piombo (impiombatura) , poi con lo struffolone (batuffolo di stracci) e con limatura di piombo mista a polvere di marmi duri; segue la forbitura con spugne umide.

Vi è poi una serie di prodotti in pietra naturale, destinati ad impieghi particolari che meritano l’attenzione dei progettisti: sono i materiali a spacco il cui processo produttivo si fonda sulla proprietà di permettere la sfaldatura secondo piani di divisibilità preferenziali pressoché paralleli al piano di giacitura dando vita a lastre le cui superfici irregolari ma sostanzialmente parallele, offrono possibilità estetiche notevoli.

Si presta alla lavorazione a spacco il calcare organogeno ben stratificato.Nelle costruzioni murarie le pietre naturali possono essere impiegate sotto forma di elementi grossolanamente squadrati o di forma irregolare collegati con malta o senza.

Nel primo caso si hanno murature di pietrame con malta, nel secondo le murature a secco. Le pietre naturali possono essere impiegate sotto forma di pietra concia, ossia di pietra generalmente tenera, facilmente lavorabile, squadrata secondo parallelepipedi o in forma di piccoli cunei.

Le facce sono grezze di sega o lavorate con sabbia mezzana e quindi quelle a contatto sono collegate con malta. Solo le facce in vista talvolta sono lavorate in modo più fine. Infine le pietre naturali possono essere impiegate sotto forma di pietra da taglio quando le facce sono perfettamente squadrate in modo da assicurare il perfetto contatto senza l’uso di malta (edifici a carattere monumentale).

Caratteristica comune alle pietre naturali impiegate nelle costruzioni sono: materiali resistenti, non gelivi, né soggetti a danni per gli agenti atmosferici e facilmente lavorabili. D’altra parte le pietre esposte per secoli all’azione degli agenti atmosferici, sia sotto forma di massi monolitici che di rivestimenti, ne risentono specie se formate di materiali teneri.

Per aumentarne la durata si è pensato di proteggerle spalmandole con olii grassi, idrocarburi liquidi, o meglio indurendole mediante la silicatizzazione, la fluosilicatizzazione o flautazione.

Nel primo caso (silicatizzazione) si tratta di indurire calcari teneri immergendoli o spalmandoli con una soluzione di silicato di soda in 4-6 parti d’acqua. L’indurimento avviene lentamente e progressivamente ma si nota che il carbonato esterno diventando liquido, stilla colando.

Si preferisce pertanto ricorrere alla flautazione adoperando fluosilicato sodico o di magnesio e zinco o fluosilicato doppio di alluminio e zinco in soluzione diluita in proporzione della porosità della pietra e al grado di indurimento richiesto.

Per reazione con il carbonato di calcio si ha formazione di composti insolubili che penetrano nei meati della pietra rendendola superficialmente più compatta, meno geliva, più resistente all’azione degli agenti atmosferici, muffe, licheni, ecc.

Con questo procedimento i calcari teneri ed i tufi calcarei perdono quasi completamente il potere di imbibizione e resistono bene al gelo. Da tener presente che sia la silicatizzazione che la flautazione hanno effetto colorante o decolorante sulle pietre calcaree a seconda dei silicati impiegati.

Ogni materiale ha, o dovrebbe avere, soprattutto se utilizzato all’esterno, una sua carta d’identità costituita dalla scheda tecnica dei dati di resistenza alle sollecitazioni più significative.

La conoscenza di questi dati è utile al progettista ed in alcuni casi addirittura indispensabile; ma perché sia attendibile deve essere basata su dati certi, ottenuti con metodi rigorosamente scientifici in laboratori qualificati.

La principale caratteristica cui deve rispondere un pavimento esterno è la resistenza a sollecitazioni particolarmente gravose come pavimentazioni destinate ad uso pubblico, riservate quindi a grandi superfici soggette ad intenso traffico pedonale o misto.

Le proprietà di resistenza perdono importanza quando la pavimentazione riguarda usi privati (ville, giardini) ove gli aspetti estetici prevalgono su quelli pratici. La finitura delle superfici deve rispondere ad una regola fondamentale: rendere il calpestio ”morbido” e sicuro, senza variazioni apprezzabili tra le due situazioni limite di sole e di pioggia.

A determinare la massima resistenza delle lastre da pavimento oltre all’utilizzo di uno spessore adeguato, è la consistenza del sottofondo unitamente all’accuratezza della posa in opera.

Le rocce più adatte generalmente sono quelle sedimentarie e i marmi. È sempre consigliabile usare pietre locali, sia per limitare i costi di trasporto sia perché sono meglio compatibili con il clima; non sempre, infatti, la pietra resiste a problemi di gelo e di intemperie.

Vanno, però, considerati anche l’impatto negativo che hanno sull’ambiente le cave e l’elevato costo energetico richiesto dalla lavorazione della materia prima.

Un altro problema può essere rappresentato dalla scarsa capacità isolante della pietra: freddo e caldo sono contrastati solo in parte; una buona intonacatura può migliorare molto questo problema e sarà utile considerare l’integrazione della muratura di pietra con una di mattoni all’interno.

La pietra, in particolare le pietre calcaree compatte e il granito, secondo alcuni ricercatori ha la capacità, specialmente se usata nelle fondamenta, di amplificare le onde telluriche e cosmiche positive.

Un muro di pietra dà sempre un senso di sicurezza difficilmente raggiungibile con altri materiali.